La droga nella musica italiana, dagli anni ’60 ad oggi.

Col passare del tempo, e con il diminuire del potere censorio italiano, argomenti prima considerati “tabù” si sono pian piano fatti largo nell’immaginario musicale nostrano, in colpevole ritardo rispetto altre culture musicali, ma questa è un’altra storia. Non è un caso che il primo a pubblicare un brano incentrato sul tema della droga sia stato un cantautore fuori da ogni logica commerciale: Fabrizio de André apre infatti il suo secondo album Tutti morimmo a stento (primo concept album della carriera del genovese, incentrato sul tema della morte) con il Cantico dei drogatiun brano che analizza perfettamente, come solo Faber è stato in grado di fare, la psicologia di una persona tremendamente debole come può essere un tossicodipendente.

…quando scadrà l’affitto di questo corpo idiota
allora avrò il mio premio come una buona nota
mi citeran di monito a chi crede sia bello
giocherellare a palla con il proprio cervello
cercando di lanciarlo oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato ai bordi dell’infinito
come potrò dire a mia madre che ho paura?…

Sette anni dopo, nel 1977, Stefano Rosso propone un’orecchiabile e allo stesso tempo “scandalosa” (quasi inaccettabile per il periodo di cui si parla) in cui il protagonista, nel corso di una discussione sulle droghe, ascolta il punto di vista di un “ribelle”, per poi cacciarlo di casa e… fare le stesse cose che diceva: Una storia disonesta è quindi una denuncia quindi sia alla ricerca di felicità tramite certe sostanze (Che bello/due amici una chitarra e uno spinello/e una ragazza giusta che ci sta/e tutto il resto di te che importanza ha/che bello/se piove porteremo anche l’ombrello/e in giro per le vie della città/per due boccate di felicitàsia all’ipocrisia che gira attorno a ciò (ma l’opinione dissi io non la contate/e che reputazione dite un po vi fate/la gente giudica, voi state un po in campana) per poi concludere con: e questa/amici miei è una storia disonesta/e puoi cambiarci i personaggi ma/quanta politica ci puoi trovar, un brano che quindi parte dal fumo e dalla droga per arrivare a denunciare in realtà il moralismo e l’ipocrisia tipici della società italiana dell’epoca (e forse anche di oggi).

Canzone, se vogliamo, ancora più “scandalosa” è, Oggi ho imparato a volaredi un Eugenio Finardi forse nel momento più “ribelle” della carriera (lo stesso cantautore oggi quasi rinnega quei brani, rifiutandosi di eseguirli in concerto) dove esalta la bellezza di una vita dissoluta e vissuta senza freni (Oggi ho imparato a volare / Oggi ho imparato a volare / sembra strano ma è vero / c’ho pensato e mi son sentito sollevare / come da uno strano capogiro / il cuore mi si è quasi fermato / e ho avuto paura e sono caduto / ma per fortuna mi son rialzato / e ho riprovato)

In contrapposizione con l’esaltazione, vi erano storie, come quelle di De André, dei danni, fisici e umani, a sé stessi e agli altri, che certe sostante possono provocare: è il caso di Lilly , struggente lettera d’addio di Antonello Venditti a una persona morta di overdose, testo innovativo per l’epoca e allo stesso tempo perfettamente traslabile ai giorni nostri .

Lilly… quattro buchi nella pelle
carta di giornale, nuda e senza scarpe
bianca, e non in ospedale
senza catene, senza denti per mangiare
una montagna di rifiuti, nessun latte ti potrà salvare…
Studiavamo insieme, viaggiavamo insieme
Lilly… quale treno ora?
Quale libro ora?
Quale amore ora ti si potrà ridare?

Passano 10 anni, il fenomeno inizia ad allargarsi, la droga inizia a diventare l’incubo delle famiglie, negli anni ’80 i telegiornali trasmettono notizie su notizie di morti di overdose, di discoteche inquinate da spacciatori, la musica reagisce e il tema inizia ad espandersi dal limitato raggio del cantautorato, avvicinandosi anche alla musica leggera, che vedeva ancora come “tabù” certe tematiche: ci pensa Luca Carboni, nel 1987, a rompere la ragnatela di moralismo che per decenni ha ingabbiato la canzone italiana e, con Silvia lo sai, a mostrare a tutti la sofferenza che provano queste persone e coloro che gli stanno intorno, l’insicurezza, la timidezza, i problemi che spingono i giovani a rifugiarsi nei veleni (un Dio cattivo e noioso / preso andando a dottrina … i professori non chiedevano mai / se eravamo felici / Silvia tu ridevi e scherzavi / Luca invece non parlava mai / che profumo Bologna di sera / le sere di maggio / Luca che botte dai grandi prendeva / per dimostrarci che aveva coraggio) per poi sfociare in uno struggente quanto diretto ritornello:

Silvia lo sai… lo sai che Luca si buca ancora
Silvia lo sai… lo sai che Luca si buca ancora
Silvia chissà… chissà se a Luca ci pensi ancora
Silvia lo sai che Luca è a casa che sta male

La canzone, superato lo scetticismo iniziale, diventa un successo nazionale, resta però ancora un angolo, forse il più importante, in cui bisognava portare alla luce certe tematiche, un angolo di musica rimasto sempre “immacolato”, dove certe parole non potevano neanche essere pronunciate: Sanremo, il palco dell’Ariston, il tempio della musica italiana. Ci pensa Marco Masini (e, dietro le quinte, Giancarlo Bigazzi, forse il più grande produttore della storia della musica italiana) con la sua Perchè lo fai a “sdoganare” definitivamente (e non sarà l’unica coraggiosa impresa del cantautore fiorentino) il tema. Il giovane 26enne all’epoca si presenta in mezzo ai giganti della musica italiana (Cocciante, Zero, Tozzi, Albano) con un pezzo coraggiosissimo, quando parte la musica cala il silenzio, il teatro si ammutolisce per 4 minuti, quando poi l’orchestra smette di suonare il silenzio lascia spazio ad un inaspettato applauso, alla fine di quel festival Masini arriverà terzo, sul podio, ma la sua vittoria più importante sarà l’aver definitivamente distrutto l’invalicabile muro dell’ipocrisia italiana.

Perché lo fai?
Disperata ragazza mia
Perché ti sdrai
Come un angelo in agonia
Perché ti fai?
Perché ti fai del male? Perché ce l’hai con te?
Perché lo fai
E il domani diventa mai
Per te, per me, per noi

Dopo di lui seguiranno altri, Biagio Antonacci nel 1996 con Dove il cielo è più sereno ricorda un amico riuscito a sconfiggere la dipendenza, rifattosi una vita aprendo un negozio di dischi, ma la droga e le siringhe gli avevano provocato un’infezione sfociata nell’HIV, che se l’è portato via in poco tempo (Adri… se penso alla roba e al male che ha fatto / e a tutta la gente bastarda che non ha mai pagato / tu sei un esempio di come si viene fuori da lì / ma ci troveremo dove il cielo è più sereno / e ascolteremo tutta la musica del mondo) e ancora, nel 2000, il tema arriva anche alla musica commerciale, con Nek che scrive Meglio esserci (meglio esserci sai / anche avere dei guai / ma giocarsi la pelle mai / capisco che ti senti a terra / ma questa qua è la tua guerra / non cercare un pretesto, io resto / ma tu non ti fai) dopo di lui seguirà una lunga schiera di rapper, che renderà il tema quasi mainstream, banale, al punto da togliergli qualsiasi importanza, ma in fondo si tratta solo di un’immagine del lento ed inesorabile declino della musica italiana.

Canzoni citate:

Cantico dei drogati (F. de André – R. Mannerini – G.P. Reverberi) –  Fabrizio de André – Tutti Morimmo a stento – 1968
Una storia disonesta (S. Rosso) – Stefano Rosso – Una storia disonesta – 1977
Oggi ho imparato a volare (E. Finardi) – Eugenio Finardi – Sugo – 1976
Lilly (A. Venditti) – Antonello Venditti – Lilly – 1975
Silvia lo sai (L. Carboni) – Luca Carboni – Luca Carboni – 1987
Perché lo fai? (M. Masini – G. Bigazzi – M. Falagiani) – Marco Masini – Malinconoia – 1991
Dove il cielo è più sereno (B. Antonacci) – Biagio Antonacci – Il Mucchio – 1996
Meglio esserci (F. Neviani – A. De Sanctis) – Nek – La vita è – 2000

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